Snowden dal 1 dicembre al cinema

IL CASO SNOWDEN,
LA NUOVA SFIDA DI
OLIVER STONE

Per un film come Snowden il regista perfetto non poteva che essere Oliver Stone. La storia dell’uomo responsabile di quella che è stata definita la più grande violazione dei sistemi di sicurezza nella storia dei servizi segreti americani contiene infatti tutti gli elementi tipici della sua filmografia: impegno civile, cospirazioni governative e un patriota che perde fiducia nel suo paese diventando il più iconico dissidente statunitense. Lo storico produttore di Stone, Moritz Borman, era stato contattato da Anatoly Kucherena, l'avvocato russo di Edward Snowden che aveva scritto una versione romanzata della storia e voleva incontrare Stone per parlare della possibilità di trasformare il suo libro in un film. Dopo aver incontrato Snowden a Mosca, il pluripremiato regista ha deciso di opzionare sia il libro di Kucherena che The Snowden Files, che racconta l'esperienza del corrispondente del Guardian Luke Harding e della pubblicazione sul giornale delle rivelazioni di Snowden.

Dopo film come Platoon, JFK, Nixon, Nato il 4 luglio e il documentario A sud del confine, Oliver Stone era interessato a tornare ad una storia con una forte matrice d’inchiesta, che potesse raccontare una reale storia da thriller spionistico ma con una componente fortemente umana:

Edward Snowden, la talpa del Datagate, è il simbolo dei nostri tempi. Ha rivelato al mondo il programma di spionaggio della National Security Agency americana. Ma, attenzione, il mio non è soltanto un ritratto politico e sociale. È più umano, emotivo. Se avessi voluto andare a fondo, allora avrei dovuto dirvi che è in atto una cyberguerra per la leadership economica del mondo e che il terrorismo è soltanto una scusa delle autorità e dei potenti per invadere la nostra privacy, spiarci e tessere un archivio informatico da usare come bomba”. Oliver Stone

Non avendo trovato ad Hollywood nessuno che volesse finanziare il film, Oliver Stone è riuscito a portare avanti il progetto grazie a finanziamenti franco-tedeschi e a distribuirlo con la Open Road Films, la stessa etichetta indipendente de Il caso Spotlight. Una lavorazione faticosa che però ha dato i suoi frutti: il 16 settembre 2016 l’attesissima première al ComiCon di San Diego ha entusiasmato pubblico e critica.

“È semplicemente un caso che il mio film esca in piena campagna presidenziale americana. Vi ho lavorato per anni, facendo lunghi viaggi, anche con i miei attori a Mosca, ovunque aveva lavorato, vissuto, lottato a modo su il nostro protagonista. Lo ammetto: il mio è anche un film sulla democrazia, che deve restare il fulcro della vita in America e nel mondo, e sulla privacy, sulla libertà, primo patrimonio dei cittadini nella conquista di confronti e scontri. E, ovviamente, è un copione sul cyber voyeurismo che oggi tutto e tutti coinvolge”. Oliver Stone

Stone si è chiesto cosa avrebbe potuto aggiungere a quanto già noto al pubblico. Esisteva già un documentario premiato con l'Oscar® che raccontava la vicenda di Snowden, oltre ai diversi libri sull'argomento. “Ho deciso allora di esplorare cosa passasse per la mente di Ed” racconta il regista “Cosa lo aveva spinto ad uscire allo scoperto? Sapeva a cosa sarebbe andato incontro?”. Secondo Oliver Stone la storia è incentrata sull'evoluzione personale e politica di Edward Snowden.

“Esiste un parallelismo con Nato il quattro Luglio, che parlava di Ron Kovic, un ragazzo di Long Island che credeva nella Guerra in Vietnam e si arruolò per combattervi. Ne rimase completamente deluso e sconvolto, e tornò negli Stati Uniti da contestatore e per protestare contro la guerra. Alla fine venne considerato un eroe. Non so se la conclusione sarà la stessa per Snowden. È un terreno molto più difficile perché il suo è considerato un atto di spionaggio e le accuse a suo carico sono molto serie”. Oliver Stone