Snowden dal 1 dicembre al cinema

PATRIOTA O TRADITORE?
I DUE VOLTI DI
EDWARD SNOWDEN

Esistono due tipi di patriottismo. Quello di chi difende il proprio paese senza fare domande e quello di chi fa domande e mette in dubbio le autorità, il potere. Joseph Gordon-Levitt

Joseph Gordon-Levitt è solo uno dei milioni di sostenitori di Edward Snowden, considerato da molti come un vero patriota, un eroe: da molti ma non da tutti. Come accade con tutti i personaggi che portano alla luce verità scomode (basti pensare ad Assange per Wikileaks, a Daniel Ellsberg per i Pentagon Papers o a Saviano con Gomorra) non mancano i detrattori: ex colleghi, giornalisti e soprattutto molte figure istituzionali lo descrivono talvolta come ladro, altre come talpa, se non addirittura profittatore, bugiardo mercenario e traditore della patria. Gordon-Levitt si è sentito ancora più coinvolto nella causa dal momento in cui ha deciso di vestire i suoi panni nel nuovo di film Oliver Stone: Snowden, pellicola che cerca di fare luce su tutte le sfumature e le contraddizioni che caratterizzano la storia del 29enne più ricercato d’America; colui che nel 2013 ha messo a rischio la sua vita e si è costretto all’asilo politico in Russia per aver divulgato all'opinione pubblica mondiale i sistemi di sorveglianza di massa e la violazione della privacy utilizzati per anni dall’intelligence americana su cittadini americani ed europei.

A metà settembre, proprio nei giorni in cui negli Stati Uniti è cresciuta la pressione sulla Casa Bianca perché venisse concessa la grazia a “Mister Datagate”, Barack Obama si è mostrato duro nei confronti di Snowden, proprio negli ultimi mesi del suo mandato: dopo due anni di lavori, il Comitato per l'Intelligence del Congresso ha scelto i giorni della campagna Pardon Snowden per pubblicare gli esiti del suo rapporto sull'ex consulente della National Security Agency, definito con le durissime affermazioni che seguono:

Un fabbricatore di balle. […] Ha causato danni tremendi alla sicurezza nazionale. […] Ha favorito i nostri nemici. E poi, non è da ritenersi un whistleblower secondo le nostre leggi. È un serial exaggerator and fabricator.

Ovvero: un inventore di bugie visto da molti come astuto e avido nemico della patria in quanto avrebbe scelto la Cina prima (dove ha incontrato i giornalisti che hanno pubblicato le sue informazioni) e in seguito la Russia (dove ha ottenuto l’asilo politico) per vendere ai nemici dell’America informazioni sensibili con le quali indebolirne il prestigio e la sicurezza su scala mondiale.

A promuovere la petizione Pardon Snowden, per chiedere che Edward possa rientrare negli Stati Uniti senza rischiare di essere condannato, sono ben tre associazioni per i diritti umani: Amnesty, Aclu e Human Rights Watch, supportate anche dal New York Times nonché da diversi intellettuali, politici e artisti tra i quali spiccano i nomi di Bernie Sanders (l'ex candidato democratico alle primarie) gli attivisti di BlackLivesMatter, l'intellettuale Noam Chomsky, la pluripremiata attrice Susan Sarandon e anche Daniel Ellsberg, l'uomo che negli anni '70 scatenò il caso dei Pentagon Papers.

Credo che le persone siano inclini a pensare che la Russia non lo lascerebbe mai stare lì se in qualche modo non pagasse pegno. Ma non è vero. Non solo non sta cooperando ma in realtà è anche critico. Ben Wizner

Questo è quanto afferma l’avvocato americano di Snowden che sostiene la causa della grazia ad Edward attraverso l’attività con l’ACLU, l’associazione per i diritti civili da lui stesso fondata. Edward Snowden per la legge americana ha oggettivamente commesso un reato, perché ha violato la consegna del silenzio a cui era tenuto dalla sua security clearance - l'autorizzazione che gli permetteva di accedere a documenti top secret e ai cosiddetti file “oltre il top secret”. Ma forse, l’affermazione che meglio può chiarire la motivazione di Snowden rispetto a quello che ha fatto, è quella del diretto interessato:

Ho detto al governo che mi sarei fatto incarcerare se fosse stato utile per la giusta causa. Mi sta molto più a cuore il destino della nazione che non il mio. Ma non possiamo permettere che la legge diventi un’arma politica e non possiamo accettare che le persone vengano allontanate dai loro diritti, a prescindere dal peso della questione. Non sarò parte di questo meccanismo. Edward Snowden