<strong>Snowden</strong> dal 1 dicembre al cinema

CHI CONTROLLA I NOSTRI DATI PERSONALI?
È DAVVERO NECESSARIO RINUNCIARE ALLA NOSTRA
PRIVACY PER VIVERE PIÚ SICURI?

Dal film Snowden emergono due affermazioni pronunciate dalle alte sfere della Cia e della Nsa (National Security Agency) dal valore simbolico e allarmante: “La segretezza è sicurezza e la sicurezza è vittoria” e quella ancora più sconcertante “Gli americani non vogliono la libertà, vogliono la sicurezza“. Sembra di sentire gli stessi slogan che 67 anni fa Orwell scriveva nel capolavoro dal titolo 1984 cercando di rispondere al quesito: stare tranquilli sotto l’occhio del grande fratello o vivere liberi? Anche Oliver Stone, regista tre volte premio Oscar, si pone questo interrogativo nel suo ultimo film, Snowden, che sarà al cinema in Italia il 24 novembre. Quello che emerge è inquietante: siamo tutti potenziali sospetti di qualunque azione che gli Usa possano considerare criminale; il confine tra sicurezza nazionale e privacy ormai è sempre più labile. 

In tantissime occasioni diamo accesso ai nostri dati online senza esserne consapevoli e fino al 2013 (anno del Datagate) lo facevamo senza che ci venisse chiesta alcuna autorizzazione: non è un caso che dal 2014 in poi sia stata introdotta la normativa sui cookies e che i sistemi, le applicazioni, i programmi che scarichiamo abbiano iniziato a chiederci a quali informazioni private desideriamo dare l’accesso. Basta una parola sbagliata usata per scherzo o per errore e subito potremmo essere schedati come potenziali target da tenere sotto controllo.

Vi siete mai chiesti a quante delle vostre informazioni date accesso quando accettate i cookie di un sito? I termini e le condizioni sono così complicate che anche un legale fa fatica a leggerle completamente senza perdersi alcun dettaglio. Avete mai capito come mai spesso vi trovate a digitare degli strani codici captcha costituiti da foto di numeri civici di abitazioni reali? Perché così aiutate il sistema ad identificare numeri civici che le foto di maps non sono riuscite a codificare: quante più risposte uguali ci saranno, tanto più avranno conferma di quel numero civico su quella foto di Google Maps e in un attimo anche voi vi trasformate in uno strumento di monitoraggio. Quando cancellate la cronologia della vostra navigazione su internet o navigate in incognito la vostra privacy non è ugualmente tutelata: esistono procedure facilissime per risalire all’IP dei siti che avete visitato e fare una radiografia della vostra navigazione. Non tutti sanno che i dati possono essere intercettati con estrema facilità anche attraverso device insospettabili: router, telecamere, stampanti, sono strumenti con protezioni pari a zero, facilissime da aggirare. In un attimo le vostre informazioni private sono in mano all’intelligence.

Ancora peggio con webcam e microfoni di pc e smartphone: oggi in pochi sanno (come ha ricordato Patrick Wardle, anche lui ex informatico dell’NSA che ha partecipato alla conferenza Virus Bulletin tenutasi a ottobre a Denver) che l’intelligence può accendere e controllare da remoto i vostri device per tracciare la vostra posizione, per registrare le vostre conversazioni e per vedere quello che state facendo. Esistono applicazioni e tool per permettervi di capire quando questo accade ma la soluzione più sicura è togliere la batteria e coprire con degli stickers le vostre webcam.

Anche se numerosi report e articoli hanno dimostrato che la sorveglianza di massa non garantisce risultati nella prevenzione degli attacchi terorristici migliori rispetto a quelli che si possono ottenere con la sorveglianza targetizzata, in molti si dicono più tranquilli nel vivere monitorati pur dovendo riununciare alla propria privacy, ma l’IOT (Internet Of Things) è una realtà talmente grandiosa e complessa che non per forza deve andare così: abbiamo la fortuna di poterci informare e di poter scegliere a in quale misura dare accesso a i nostri dati personali.

Come ha affermato Joseph Gordon-Levitt in una recente intervista, la scelta di come gestire la nostra privacy sta a noi: alla domanda “Lei è contro la tecnologia?” questa è stata infatti la sua risposta

Come ha affermato Joseph Gordon-Levitt in una recente intervista, la scelta di come gestire la nostra privacy sta a noi: alla domanda “Lei è contro la tecnologia?” questa è stata infatti la sua risposta